Da oggi questo modello verrà "testato" con le prime classi della scuola primaria. Attendiamo i riscontri, rimandiamo all'articolo postato mesi fa sulla pagina fb del comitato! Buona lettura.
"So che state fremendo per sapere qualcosa di più della scuola in
Svezia. Ah no, non è vero? Io comunque oggi voglio proprio raccontarvi
come funziona il
colloquio con i genitori, quello che
ogni genitore italiano che io conosca teme come la peste, perché, beh,
ecco perché è una di quelle cose che penso valga proprio la pena di
raccontarvi, vista la sorpresa alla nostra prima volta.
Prima di
tutto per il colloquio ci si prepara. Circa una settimana prima, il
Vikingo è tornato a casa con un foglio di domande a cui rispondere in
preparazione per il colloquio. Le domande erano di vari gruppi. Alcune
riguardavano lui, tipo come si trova a scuola, se gli piace, se si
diverte, se trova difficili le materie di studio, se trova difficili i
compiti a casa, eccetera. Poi c’erano le domande sull’atmosfera in
classe, se c’è confusione, se riesce a concentrarsi, se i suoi compagni
di classe lo aiutano, e così via. Poi le domande sulla situazione in
giardino durante l’intervallo, se si sente solo, con chi gioca, a cosa
gioca, se si trova mai in situazioni difficili, e poi ovviamente anche
sulla mensa, sulla qualità del cibo, sulla durata del pasto,
sull’atmosfera a mensa. Insomma una panoramica generale sulla sua
percezione della vita a scuola, e non solo dello studio. Io e il VIkingo
ci siamo messi insieme a leggere le domande e già grazie a questo
semplice esercizio ho avuto molte informazioni dirette su come se la
vive e come funzionano le cose lì.
Poi è arrivato il giorno del colloquio. E qui abbiamo scoperto una cosa importante.
Il colloquio, della durata di una mezzora circa, che però per noi si è prolungato un po’, non è tra maestre e genitori, è
tra la maestra e l’alunno, che essendo minorenne avviene in presenza dei genitori.
La
maestra ha letto le risposte del Vikingo e ha discusso con lui ogni
singolo punto. Ha mostrato interesse in ogni cosa che lui dicesse,
soffermandosi maggiormente sui punti critici.
Non c’è mai stato in
nessun momento un rimprovero nei suoi confronti, o un invito ad
impegnarsi di più. C’è stata molta empatia, e molta voglia di capire le
sue difficoltà per porre rimedio. Ma anche moltissimo incoraggiamento
per tutto ciò che riesce a fare bene, e tutti i progressi fatti.
La
maestra ha mantenuto tutto il tempo il dialogo con lui, e praticamente
mai direttamente con noi, se non per chiarire qualche riferimento
specifico a una attività di cui noi non eravamo a conoscenza. Sembrava
quasi di essere di troppo.
Ovviamente questa è una esperienza con
una insegnante, in una scuola specifica, in quel di Stoccolma, e quindi
non vorrei generalizzare troppo, anche se ho parlato con altri genitori e
sembra che questo sia più o meno per tutti il modo comune di procedere.
Il
rapporto è tra l’insegnante e il bambino, e così facendo si dà al
bambino stesso la responsabilità del suo andare bene o male a scuola.
Alla
fine del colloquio maestra e allievo, discutono gli obiettivi da
raggiungere nei prossimi mesi, e la strategia da adottare per
raggiungerli.
E qui viene il bello, perché
gli obiettivi sono individuali, non di classe.
Se
un bambino ha difficoltà nella lettura il suo obiettivo sarà basato su
questo, ad esempio dovrà leggere un po’ ogni giorno con lo scopo di
arrivare dopo 2 mesi a riuscire a leggere un libricino di 10 pagine.
Se un bambino sa leggere bene ma ha problemi con la matematica, l’obbiettivo verrà fissato di conseguenza.
Le implicazioni di questo sistema sono incredibili.
-
Il bambino non subisce confronti con il resto della classe ma impara a
guardare ai suoi progressi personali e ai suoi obiettivi personali.
-
Il bambino non si sente meno bravo perché qualcun altro fa qualcosa
meglio di lui, perché impara sin dall’inizio che ognuno è bravo a fare
qualcosa di diverso.
- Il genitore non si sente mai accusato di come
va il figlio a scuola, o di come si comporta in classe. Quella resta una
faccenda tra insegnante e alunno.
- Il bambino viene
responsabilizzato rispetto ai suoi studi, ai suoi progressi, e al suo
comportamento in classe e con i compagni.
Poi
è chiaro che il genitore ha comunque il suo ruolo di controllo e guida,
e soprattutto è utile essere presenti al colloquio per portare avanti
la collaborazione con la scuola in modo efficiente.
Io finora non
ho visto fattori negativi con questo sistema, se non una certa
irrequietezza nostra, di genitori, che un po’ per il nostro background
culturale, un po’ per l’ansia che ci contraddistingue, ricercheremmo
volentieri il confronto con gli altri per avere una misura del livello
di preparazione di nostro figlio. Però stiamo imparando a rilassarci, e a
goderci questo sistema che ha i suoi vantaggi. E infatti quello che
solo qualche mese fa ci impensieriva, si è risolto da solo nel giro di
pochissimo tempo, grazie al fatto di rispettare i suoi tempi personali
di sviluppo e di apprendimento, incoraggiando semplicemente la sua
naturale curiosità. Voi che dite, vi piacerebbe che il colloquio con gli
insegnanti si svolgesse in questa maniera?"