mercoledì 18 settembre 2013

BISOGNO EDUCATIVO SPECIALE



IL PUNTO DI VISTA DI UNA MAESTRA
Ringrazio personalmente MANUELA FILIPPI che tra una chiacchera e l'altra mentre rispondeva alle mia mille domande ha trovato il tempo di scrivere anche un divertente articolo per il nostro comitato. Prima delle vacanze si è parlato dei Bes, una sera molto emozionante di genitori a confronto su problematiche serie che avrebbero bisogno di maggiore chiarezza... noi ci proviamo, anzi Manuela ci prova. 
Buona Lettura


BES, QUESTI SCONOSCIUTI!

Chi sa cosa sia  esattamente “un BES” alzi la mano! Sono sicura che nella mia virtuale platea non molti si sbracceranno per avere la parola. La cosa non sorprende perché in effetti nemmeno gli addetti ai lavori hanno le idee molto chiare in materia ed è per questo che per loro sono stati istituiti master e corsi di formazione, ma procediamo con ordine!
Prima di tutto individuiamo l’ambito di cui ci occupiamo che è ovviamente la scuola, BES è un acronimo, sta per Bisogno Educativo Speciale e questa definizione intende comprendere tutti quegli alunni per i quali la scuola deve avere un’attenzione particolare. Ora provo ad indovinare qualcuno dei vostri pensieri: -Beh allora è facile! Un BES sarà un alunno con certificazione H o un ragazzino dislessico….ma… non esistono già gli insegnanti di sostegno per il primo e un preciso protocollo per il secondo? 
C’era bisogno di una normativa nuova di zecca?-Volete la mia opinione? Ai pochi sopravvissuti ad un attacco di narcolessia che siano arrivati a leggere fin qui devo quanto meno una risposta onesta e sincera. SI’!!!!! Ne avevamo bisogno perché, miei cari volenterosi lettori, la scuola del 2013 è una miniera di esigenze speciali e ve lo dimostro subito. Le mie classi sono mediamente così composte: su un totale di 20 alunni vi sono 1/2 alunni con certificazione H, 2/3 DSA, 1 ADHD, 4/5 alunni stranieri di prima o seconda alfabetizzazione (traduzione: i primi non capiscono una parola di italiano, gli altri hanno un vocabolario che gli consente di attendere alle necessità primarie), 6 alunni con problematiche varie, ma non diagnosticate e la rimanenza non desta particolari preoccupazioni se non quella di fornire loro un’adeguata preparazione alla scuola superiore e, se ci troviamo in un quartiere a rischio, tenerli fuori dai guai (e scusate se è poco)!

Con buona pace di tutti potremmo tranquillamente affermare che quasi i 2/3della classe ha bisogni educativi speciali! Infatti la normativa sui BES, che potete facilmente reperire in rete nel sito del Ministero dell’Istruzione, tenta di offrire risposte educative particolari a categorie di studenti che tenterò di semplificare: 1.alunni H, 2. alunni DSA o con  disturbi evolutivi specifici  3. Alunni con “svantaggio  sociale e culturale o con difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”.
E’ facile comprendere che il punto 3 è davvero denso e ricco di criticità educative , ma ancora non siamo arrivati al nocciolo della questione. A che serve aver precisato quali sono i Bisogni Educativi Speciali? Averli definiti non cambierà la situazione. E’ a questo punto che si inserisce la novità (cfr circ. del 6 marzo 2013) saranno i docenti in team a definire quali alunni della scuola siano BES a stabilire per  loro un piano di  intervento, utilizzando le risorse della scuola e a poter richiedere all’Ufficio di competenza  anche personale atto allo scopo. Ancor di più! L’istituzione scolastica dovrà predisporre un documento in cui indicherà con precisione le esigenze educative e il modo in cui intende farvi fronte e ultimo, ma non per importanza, agli insegnanti saranno proposti master universitari di formazione totalmente gratuiti. “Meraviglioso!” Abbiamo  pensato in tanti! “Un po’ troppo facile” hanno pensato i più attenti. “E’una fregatura” hanno dedotto gli insegnanti con maggior esperienza.
Vado a spiegare il senso delle affermazioni. E’ una meraviglia, certo! Finalmente ci si occupa in modo esplicito anche delle difficoltà sommerse, cioè di tutti quei bambini che non possono avere una certificazione/ diagnosi o che non hanno la possibilità di dotarsi di un documento (perché la legge non lo prevede ancora) che descriva le loro difficoltà, insomma una voce per chi non ha voce. Mmmh, c’è sicuramente una fregatura, hanno mormorato altri (beh, non proprio mormorato): da quando un istituto, un Consiglio di classe può chiedere ed ottenere tutto ciò che serve? La scuola ha improvvisamente vinto alla lotteria? Risorse è sinonimo di soldi… Gli insegnanti con maggior esperienza, quelli che la sanno lunga, hanno commentato: attenti questa mossa rovinerà gli insegnanti di sostegno. Quest’ultima considerazione merita una riflessione più attenta delle precedenti: l’insegnante di sostegno può essere assegnato solo a classi in cui vi siano ragazzi con certificazione H (documento non facile da ottenere negli ultimi tempi, soprattutto perché alcuni parametri di valutazione sono cambiati, questo potrebbe essere il tema di un’altra amichevole chiacchierata), quindi va da sé che saranno i docenti curricolari a doversi occupare degli interventi sulla seconda e terza categoria di BES. Se le certificazioni H diminuiscono e gli insegnanti curricolari possono occuparsi delle esigenze educative speciali, a che servono gli insegnanti di sostegno? Diminuiranno drasticamente. Sarebbe troppo semplice ora porre in relazione di causa/effetto questo provvedimento e la diminuzione delle cattedre di sostegno anche perché, al momento, si parla di nuove immissioni in ruolo, ma è legittimo che sorgano alcuni dubbi. Cosa concludere dunque? Il tentativo di favorire una didattica inclusiva, cioè di adattare l’insegnamento anche alle esigenze degli alunni più deboli è certamente un atto di grande civiltà e personalmente sono certa che le intenzioni che stanno alla base della nuova normativa sui BES siano lodevoli.  Quello che preoccupa sono i modi in cui questa sarà messa in atto.
Credo che per ora l’atteggiamento giusto sia quello di guardare con fiducia alle novità e cogliere in esse più che un elemento di rottura un’opportunità di cambiamento nella certezza che la nostra vera ricchezza siano i giovani, custodi e fautori del nostro futuro.

Manuela Filippi
Insegnante nella scuola secondaria di I grado

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